"FUSSATOTI RITORNATE VIRTUALMENTE ALLE VOSTRE ORIGINI"

 

 

A 10 ANNI DALLA  SCOMPARSA DI DON ANGELO

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5 febbraio 2011, Fossato ha ricordato Don Angelo Meduri nel decimo anniversario della sua morte. Tante, tantissime persone hanno partecipato, dagli alunni delle scuole ai giovani, agli adulti che lo hanno conosciuto. Autorità civili, militari e religiose erano presenti in chiesa alla celebrazione di una messa in suo suffragio, e poi in Piazza Municipio ad ammirare le foto che raccontano la sua vita dai primi anni della sua vita fino alla sua morte avvenuta il 5 febbraio 2001, dopo oltre 50 anni di missione pastorale come parroco della chiesa di S. Maria del Buon Consiglio a Fossato ionico.

 

GLI INTERVENTI IN CHIESA

OMELIA

Sono trascorsi dieci anni dal giorno in cui Don Angelo Meduri, dopo lungo ed intenso lavoro nella vigna del Signore, ha fatto il suo ingresso nella Gerusalemme celeste per essere anch’egli una di quelle pietre “vive e preziose scolpite dallo Spirito con la croce ed il martirio per la città dei santi”.

Ma dentro il volgere del tempo che tutto stritola e fa cedere nell’oblìo, la figura e l’opera di Don Angelo continuano ancora oggi a parlare e stupire.

Soprattutto tra i fedeli della comunità parrocchiale di Fossato restano tuttora visibili i segni della sua presenza e della sua illuminata attività pastorale. Infatti quella brava e generosa gente, guidata per oltre 50 anni di ministero pastorale di Don Angelo, ha saputo fare tesoro degli insegnamenti evangelici che giorno dopo giorno riceveva da lui, riuscendo ad armonizzare pietà popolare, fede e laboriosità-

Per aiutare i parrocchiani di Fossato a progredire sempre nel cammino della fede, Don Angelo invitava spesso altri sacerdoti per la predicazione e per le confessioni. Noi presbiteri si restava profondamente stupiti e commossi nel notare che, pur trattandosi di giornate lavorative, la chiesa, durante le tre celebrazioni eucaristiche, era stracolma di fedeli, molti dei quali si accostavano al Sacramento della Riconciliazione e alla Mensa Eucaristica.

Entrando in quel piccolo gioiello di chiesa, che Don Angelo ha voluto fosse rivestita di artistici mosaici e di marmi preziosi (a cui Don Carmelo Perrello con gusto veramente artistico ha dato un ultimo tocco), hai l’impressione ancora di vederlo raccolto in preghiera davanti al tabernacolo, oppure muoversi con passo cadenzato e deciso per parlare con questa o quella persona che aveva qualcosa da chiederli.

Grande mortificazione gli provocava la sua capacità visiva (aveva perso un occhio durante i bombardamenti e con l’altro ci vedeva pochissimo). Per cui dimostrava tanta gratitudine e gioia quando io, accogliendo i suoi inviti, mi recavo a Fossato per trascorrere qualche ora in chiesa insieme a lui per celebrare la liturgia delle ore e per meditare su qualche brano biblico.

E cosa dire dell’accoglienza festosa riservata a noi parroci, quando salivamo a Fossato per i nostri incontri zonali? Avvalendosi dell’opera di alcune valide collaboratrici ci faceva trovare sempre un pranzo ricco di molteplici vivande, in un clima che a tutti noi faceva gustare la gioia della convivialità.

Ma Don Angelo conobbe anche momenti di grande amarezza e solitudine. Con me ne ha parlato più volte. Nel suo testamento spirituale ha lasciato scritto “ho affrontato disagi morali, civili e religiosi, in mezzo a calunnie, a stenti e lacrime, nascosti a tutti. Nonostante ciò, cercavo di sorridere e di essere allegro, perché non volevo trasmettere agli altri la tristezza del mio cuore”.

In queste espressioni ci è dato di cogliere un altro aspetto della sua statura morale e della sua squisita sensibilità interiore. “Se non diventerete bambini non entrerete nel regno dei cieli” aveva detto Gesù. Di Don angelo possiamo dire che aveva contemporaneamente la saggezza della persona adulta nella fede, ma anche un animo di fanciullo capace di stupirsi davanti alle cose più semplici: il canto di un cardellino, la vivacità dei bimbi. Oh, i fanciulli! Quante volte l’ho visto scherzare con loro e prendere parte ai loro giochi! Come dicevo prima, la poca capacità visiva gli creava non pochi problemi a livello personale e soprattutto per le attività pastorali. Eppure era sempre presente agli incontri diocesani ed a quelli zonali. Nei momenti di tensione sapeva sempre dire una parola ricca di sapienza evangelica, magari accompagnata da una battuta scherzosa, che contribuiva tantissimo a rasserenare gli animi. Non fu mai prete di parte, ma ANGELO DI COMUNIONE.

Concludendo; più che fare delle riflessioni o degli elogi sulla persona e sulla vita di Don Angelo Meduri - proprio per rimanere in sintonia con la sua persona e il suo stile di vita – ho preferito RACCONTARE di lui con semplicità di linguaggio e molto sinteticamente quello che HO VISTO di lui.

Comunque, per me egli continua ad essere maestro di vita interiore e soprattutto testimone di comunione presbiterale ma anche pastore zelante ed instancabile che sollecita la mia persona ad accelerare il passo in direzione di questi traguardi e di queste mete.

Sac. Benvenuto Malara.

 

INTERVENTI

Ringrazio innanzitutto Don Carmelo per avermi dato la possibilità di potere esprimere pubblicamente, anche a nome della di tutti i familiari, i sentimenti di gratitudine, di venerazione e profondo affetto per questo zio, don Angelo, che tanto ci ha lasciato spiritualmente. Ma sono convinto che oggi, a distanza di dieci anni, da quando il Signore l’ha voluto lassù a godere della pienezza e della gloria di Dio, tutta la comunità fossatese si sia fermata a riflettere su quanto importante sia stata la sua presenza nel corso della sua ultracinquantennale vita sacerdotale, durante la quale ha profuso i tesori del suo cuore e della sua mente verso tutti, in particolare verso gli ultimi, gli emarginati che egli seguiva anche nelle esigenze materiali secondo lo spirito evangelico: non faccia la destra ciò che fa la sinistra.

Tutti ricorderanno quanto adorasse i bambini, di cui curava personalmente la catechesi in chiesa e a scuola. Quante generazioni curò con paterna benevolenza e saggezza! Rivelandosi per tanti un autentico punto di riferimento. Ecco perché, la sua figura continua, a distanza di tempo ad emanare ancora il fascino dell’uomo umile, ma forte, sapientemente impegnato nella formazione del suo popolo in quel di Fossato, dove egli ha voluto essere sepolto e dove l’amore per tutti gli fece declinare, senza rimpianti, altri trasferimenti perché era proprio a Fossato che egli voleva vivere pienamente la sua missione con grande spirito e dedizione alla chiesa.

Chi potrà dimenticare la sua fede, la sua preghiera quotidiana, il Rosario tra le mani e i suoi saggi insegnamenti velati a volte sotto racconti immaginari? Ma soprattutto chi potrà dimenticare il suo perenne andare dalla chiesa alle case e il profondo attaccamento a questo paese?

Ecco mi sento di affermare che “un angelo” è passato in mezzo a questa comunità, di cui sempre si preoccupava stimolato da un impegno apostolico tenace e denso di sacrifici, lasciando anche nella vita civile di Fossato, tracce visibili della sua tenacia: la costruzione dell’asilo, della canonica, della chiesetta di Lungja e soprattutto la ricostruzione di questa chiesa.

Oggi, con tanta gioia nel cuore, la presenza di questa moltitudine di persone mi fa capire quanto il suo ricordo sia vivo nel cuore di quanti l’hanno conosciuto.

E infine, un grazie sentito ai sacerdoti che hanno voluto ricordarlo partecipando a questa celebrazione eucaristica, alla Dirigente scolastica che ha permesso la partecipazione degli alunni, all’Associazione Culturale dei “I Fossatesi nel Mondo” che ha voluto ricordare i momenti più salienti della vita di zio Angelo con una mostra fotografica e la pubblicazione di un opuscolo ricco dei ricordi di tante persone che l’hanno tanto amato.

Rag. Giuseppe Meduri

 

Oggi questa messa di lode al Signore è stata celebrata per ricordare il decennale della morte di don Angelo Meduri, che è stato parroco per lungo tempo a Fossato. I soci dell’Associazione S.S. Cosma e Damiano di Masella, sono lieti di essere stati invitati dalla comunità parrocchiale dell’Associazione Culturale di “I Fossatesi nel Mondo” e di essere quindi presenti in questo momento speciale, in cui aprendo il libro della memoria ricordiamo tutti insieme e con immenso affetto don Angelo, un uomo di preghiera, un sacerdote assiduo alla direzione delle anime, che aderendo totalmente e con amore alla volontà di Dio, è stato luce, guida e sostegno della sua parrocchia e di tutti noi.

Grazie perché oggi siamo con voi.

Maria Palermo

 

Per noi, che siamo cresciuti e diventati adulti con Don Angelo, non è difficile ricordare quello che ha fatto per questo nostro paese. La sua vita dedicata per intero a questa nostra terra è, e sarà di esempio per tutti noi. Carico, come ogni uomo, di difetti per la voglia di fare e di pregi per aver saputo portare avanti le sue idee, ha saputo, fino agli ultimi giorni della sua vita, lottare contro ogni avversità affinché questa nostra comunità crescesse nella vita sociale e civile, fiduciosa nella propria fede in Dio. Ripeto, è troppo facile parlare bene di Don Angelo, ma vorrei raccontare un piccolo episodio accaduto proprio qui,  in questa chiesa il 25 maggio del 2007. Un professore di origine inglese, Henry Laycok, ordinario di storia della filosofia presso l’Università “Regina Elisabetta” di Kingston – Canada, ospite per qualche ora di questo nostro paese, pur dichiarandosi non credente,  ha voluto visitare questa chiesa. Entusiasmato da questi splendidi mosaici ha voluto conoscere la loro storia e, chi gliel’ha raccontata, gli ha parlato anche di Don Angelo. Il suo schietto e pronto commento è stato: < E’ evidente che Don Angelo ha voluto molto bene a questo paese, ma è molto chiaro che questo paese ha voluto molto bene a Don Angelo>. Di lui abbiamo raccontato ai nostri figli, racconteremo ai nostri nipoti che Don Angelo è stato, è, e sarà per sempre il più grande amico che Fossato abbia potuto avere.

Mimmo Pellicanò

“I Fossatesi nel Mondo”

 

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